
Virgen Puta, 2021 di Cecilia Vicuña.
“La Vergine Puttana esiste in una curvatura dello spazio dove protegge le donne fuorviate come me. È sospinta dai tessuti precolombiani che un tempo erano il suo UFO, sostenuta dai serpenti d’acqua, spiriti guardiani guidati dalla luna”.

La realtà tradita
Una donna alta, maestosa, con una splendida scollatura che lascia intravedere un seno fiorente, portato con orgoglio. Entra al Naga Har accompagnata da un’amica. Ha abbondanti capelli corvini e due occhi neri vivaci e brillanti. Viene dal Brasile e vuole un documento per essere in regola. Vuole uscire dal limbo in cui si trova forzatamente da alcuni anni, da quando, in particolare, ha dovuto lasciare il suo paese.
Dal suo passaporto capiamo che ha intrapreso il percorso di transizione. Il nome che leggiamo è maschile e il paradosso è che ci troviamo costrette, nell’offrirle un supporto nel preparare la dichiarazione che manifesti l’intenzione di fare la richiesta di Protezione Internazionale, a usare il nome assegnato alla nascita, ovvero Gustavo. Ridiamo sia noi sia Rosa (questo il suo nome) pensando alla faccia dei questurini quando, leggendo il suo nome, si troveranno di fronte questa splendida donna. Ridiamo certo, ma con l’amaro in bocca, pensando all’assurdità e mancanza di umanità di tante regole che abbiamo inventato.